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BUONE PRATICHE PER UNA GESTIONE DI UNA ASSOCIAZIONE SPORTIVA

 

La gestione di una associazione sportiva comporta, in capo al Presidente (Legale rappresentante della associazione) degli adempimenti da dovere porre in essere e degli accorgimenti necessari al fine di potere produrre, in sede accertamento, documentazione atta a dimostrare:

  • la democraticità in capo all’associazione;
  • la trasparenza nella gestione;

 

Le Società e Associazioni Sportive Dilettantistiche beneficiano di numerose agevolazioni fiscali e contributive, le più importanti delle quali riguardano la non commercialità di una serie di entrate :

 

  • Non commercialità delle quote associative ( art. 148, c.1, T.U.I.R.);
  • Non commercialità delle  prestazioni di servizi  non rientranti nell'art. 2195 c.c. Rese in conformità  alle finalità  istituzionali  dell'ente senza specifica organizzazione e verso pagamenti di corrispettivi specifici  che non eccedono i costi di diretta imputazione (art. 143, 1, T.U.I.R.);
  • De- commercializzazione dei corrispettivi specifici ( c.d. “quote di frequenza”) percepiti da iscritti, associati, partecipanti e tesserati alla medesima organizzazione locale o nazionale cui è affiliato il sodalizio sportivo ( art. 148, c. 3, T.U.I.R. E art.4, co.4, d.p.r. n. 633/1972);
  • Fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche anche mediante offerte di modico valore o di  servizi ai sovventori in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;
  • Contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche per lo svolgimento convenzionato di attività aventi finalità  sociali esercitate in conformità ai fini istituzionali dell'ente (art. 143, c. 3, T.U.I.R.)

 

 

 

 

 

Le condizioni per la fruibilità delle agevolazioni

 

Le agevolazioni di cui sopra sono applicabili purché gli enti beneficiari delle stesse rispettino una serie di condizioni, formali e sostanziali- i c.d. “requisiti qualificanti” - individuate a livello legislativo in particolare dall'art. 148, c. 8, T.U.I.R. , successivamente, ampliate ( e secondo una interpretazione sostituite) dall' art. 90, co18, l. 289/2002.

 

Tali sono:

 

  1. Effettivo svolgimento di attività sportiva dilettantistica, certificato dall'iscrizione al Registro delle Società ed Associazioni Sportive Dilettantistiche tenuto dal CONI, in qualità di “unico organismo certificatore dell'attività sportiva dilettantistica” (art.7 D.L. 136/2004).
  2. Assenza di scopo di lucro  anche indiretto;
  3. Effettività del rapporto associativo: è necessario poter dimostrare che i soci sono, si considerano e si comportano effettivamente da soci e non da terzi (in particolare, “clienti”) nei confronti dell'associazione; ciò deve essere effettuato principalmente dimostrando la democraticità della struttura e la trasparenza della gestione economica ed amministrativa.

 

 

Le buone pratiche – Principi di comportamento

 

I comportamenti da tenere nella gestione delle associazioni si basa principalmente su una serie di comportamenti che , in loro, non sono sanzionabili in caso di mancata attuazione, ma rendono più complessa la fase difensiva laddove non attuati.

 

Archiviazione della documentazione di base

 

La documentazione associativa deve essere ordinatamente conservata ed agevolmente reperibile. I documenti da archiviare correttamente e conservare sono:

  1. Atto costitutivo e statuto , registrati all' Agenzia delle Entrate;
  2. Modello EAS ed eventuali modelli integrativi;
  3. Certificato di affiliazioni alle FSN/EPS e certificati di iscrizione al Registro delle società ed associazioni sportive dilettantistiche  c/o il CONI ( da ristampare ogni anno);
  4. Certificato di attribuzione del C.F. e/o P. IVA;
  5. Comunicazione dell'opzione per l'applicazione della legge398/1991 inviata alla SIAE;
  6. Rendiconti e relativi verbali di predisposizione ed approvazione;
  7. Libro verbale delle assemblee dei soci;
  8. Libro verbali del Consiglio Direttivo;
  9. Contratti sottoscritti per lo svolgimento dell’attività;
  10. Contratti di sponsorizzazione e di pubblicità, con idonea documentazione dell'attività svolta;
  11. Contratti di assunzione, di collaborazione coordinata e continuativa e/o lettere di incarico conferite ai collaboratori sportivi dilettanti;
  12. Elenco dei corsi organizzati e gestiti, con particolare riferimento all’attività didattica per l'avvio, l'aggiornamento e il perfezionamento nelle attività sportive, con documentazione fotografica, rassegna stampa, attestati, diplomi o premi consegnati e/o conseguiti;
  13. Elenco delle manifestazioni sportive e organizzate (gare, partite, tornei, etc.) sia amatoriali che, a maggior ragione, agonistiche, ovvero delle manifestazioni alle quale il sodalizio ha partecipato;
  14.  Classifiche federali, attestati etc nonché rassegna stampa.

 

 

Adempimenti amministrativi

 

Nella pratica quotidiana della gestione della associazione viene consigliato, ancorché non obbligatorio in molti casi, di avere l’accortezza di redigere e conservare anche una serie di documenti a “supporto “ della propria democraticità e trasparenza gestionale.

Non si tratta di documenti la cui non compilazione o conservazione comporta irrogazione di sanzioni, ma semplicemente documenti “ che è opportuno “ avere con se in sede di accertamento:

 

  1. Compilazione corretta della domande di ammissione degli aspiranti soci;
  2. Redazione del verbale di ammissione dei soci da parte del Consiglio Direttivo;
  3. Conservazione delle tessere sociali e delle tessere di appartenenza alla Federazione o all’Ente a cui è iscritta l’associazione;
  4. Conservare la prova certa della convocazione dell’assemblea, al fine di potere dimostrare in sede di controllo di avere provveduto a garantire il fondamento della democraticità associativa;

 

 

Adempimenti contabili e fiscali

 

Su questo aspetto si snoda un annoso problema che riveste, e investe, l’intero settore delle associazioni sportive.

La normativa, di per sé, non prevede l’obbligatorietà della tenuta di alcun tipo di libro contabile, limitandosi alla richiesta di redazione e conservazione di un rendiconto.

Il problema nasce e sorge in sede di accertamento: a supporto della trasparenza gestione vengono richieste documentazioni di per se non indicate come obbligatorie in sede normativa.

 

A pure scopo precauzionale, e a difesa dell’interesse dell’associazione stessa, è consigliabile dotarsi di :

  1. Prima nota di cassa;
  2. Prima nota di banca;
  3. Ricevute emesse;
  4. Conservazione documentazione attestante i pagamenti;
  5. Contabilità separate fra attività commerciale e istituzionale;

 

 

 

Ai fini tributari, i documenti contabili sulla base di quali è stato redatto il rendiconto  devono essere conservati almeno sino al termine di prescrizione delle verifiche fiscali relative all'annualità di riferimento ( 31/12 del 4° anno successivo alla prestazione della dichiarazione dei redditi). Tuttavia, qualora dalle verifiche dovessero emergere profili di ordine penale i termini di cui sopra sono raddoppiati. Ai fini dei rapporti tra l'associazione, i propri organi direttivi e i soci, nonché ai fini civilistici e penali, occorre conservare la documentazione fino al termine richiesto dal c/c per la tenuta della contabilità delle imprese (10 anni);

 

 

a. numerare progressivamente per anno solare le fatture emesse;

b. conservare e numerare progressivamente per anno solare le fatture di acquisto ricevute;

c. annotare nel registro di cui al D.M. 11.02.1997 (prospetto riepilogativo IVA minori), entro il giorno 16 del mese successivo a quello di incasso, l'ammontare complessivo dei corrispettivi e di qualsiasi provento conseguito nell'esercizio di attività commerciali;

e. versare, entro il 16 del secondo mese successivo ad ogni trimestre solare, l'ammontare complessivo dell'IVA dovuta.

 

Adempimenti relativi al rapporto con lavoratori dipendenti, liberi professionisti, co.co.co e sportivi dilettanti

 

Anche la gestione relativa ai lavoratori dipendenti e/o collaboratori comporta l’obbligo di porre in essere adempimenti in materia giuslavorista. E’ necessario:

 

  1. Conservare i contratti di lavoro, i contratti di co.co.co ed i contratti/lettere di incarico agli sportivi dilettanti;
  2. Comunicare entro il giorno precedente all'inizio del rapporto, al centro per l'impiego, l'inizio dei rapporti di lavoro dipendente (anche amministrativo/gestionali);
  3. Predisporre – in presenza di rapporti di lavoro dipendente (anche amministrativo/gestionali) – e compilare il Libro Unico del Lavoro (LUL) e adempire agli altri adempimenti in materia di lavoro;
  4. Farsi rilasciare dai percipienti i compensi di cui all'art.67, comma 1, lett. m) (sportivi dilettanti) – prima di effettuare pagamenti a tale titolol'attestazione dei compensi di analoga natura eventualmente percepiti nel corso dell'anno colare da altre società/associazioni sportive dilettantistiche, ovvero del mancato superamento della soglia esente di 7.500,00 € annui.
  5. Rilasciare, entro il 28/02 dell'anno successivo a quello di erogazione dei compensi, le certificazioni attestanti l'effettuazione delle ritenute fiscali operate nel corso dell’anno precedente.  

 

 

 

Articolo a Cura di Arrighi Dott.ssa Katia e Bulgheroni Dott.ssa Alessandra 

 

 

 

 

 

 

 

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NORMATIVA SU DEFIBRILLATORI ...

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NORMATIVA SU DEFIBRILLATORI

CIRCOLARE IN MATERIA SPORTIVA

 

 

La disciplina dei defibrillatori

Articolo a Cura di Arrighi Dott.ssa Katia e Bulgheroni Dott.ssa Alessandra

 

Con decreto 26 giugno 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 149 del 28.06.2017 il Ministro della Salute, di concerto con il Ministro dello sport ha diramato:

 

 

 

le linee guida sulla dotazione a l'utilizzo dei defibrillatori

da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche .

 

La norma era stata introdotta nel nostro ordinamento con l'art. 5 del decreto 24.04.2013 del Ministero della Salute ( in G.U. n. 169 del 20.07.2013) e la cui applicazione era stata più volte differita.

 

In principio veniva previsto che le società si sarebbero dovute dotare di defibrillatori e avere l'onere della manutenzione a proprio carico (art. 5 co. 6 D.M. 24.04.2013), mentre ora si ritiene che  le modalità applicative introdotte dal nuovo decreto consistano :

  • nella verifica imposta alle associazioni e società sportive dilettantistiche, qualora e solo nel caso in cui utilizzino un impianto sportivo avente carattere permanente.

 

 

 

 

Cosa si deve intendere per IMPIANTO SPORTIVO AVENTE CARATTERE PERMANENTE?

 

Secondo la definizione data dall’art. 2 del decreto Ministero dell'Interno 18.03.1996, per impianto sportivo avente carattere permanente:

 

 

insieme di uno o più spazi di attività sportiva dello stesso tipo o di tipo diverso che hanno in comune i relativi spazi e servizi accessori preposti allo  svolgimento di manifestazioni sportive

e si dividono in :

  • impianti sportivi  all'aperto ;
  • impianti sportivi al chiuso ;

 

che il medesimo sia dotato di defibrillatore automatico o a tecnologia più avanzata e che sia presente una persona debitamente formata all'utilizzo del dispositivo durante le gare inserite nei calendari delle Federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate, durante lo svolgimento di attività sportive con modalità competitive ed attività agonistiche di prestazione organizzate dagli enti di promozione sportiva nonché durante le gare organizzate  da altre società dilettantistiche”.

 

Le disposizioni non si applicano:

  1. alle gare organizzate dalle associazioni e società sportive dilettantistiche al di fuori degli impianti sportivi;
  2. per le attività a basso rischio cardiocircolatorio di cui citato ministeriale (bocce – escluse bocce in volo – biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva, sport di tiro giochi da tavolo e sport assimilabili) e all'allegato A al decreto;

 

Dati i presupposti appena indicati, parrebbe che non sempre vi sia l’obbligo di dotarsi di un defibrillatore. Non vi dovrebbe dotarsi di defibrillatore:

  1. nei centri e nelle palestre che non ospitano attività agonistiche . Durante gli allenamenti o per le manifestazioni sportive che abbiano luogo all'aperto .

 

 

 

 

Il decreto del 26 giugno 2017 prevede che l'obbligo vi sia: “durante le gare inserite nei calendari delle  Federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate, durante lo svolgimento di attività sportive con modalità competitive ed attività agonistiche di prestazione organizzate dagli enti di promozione sportiva nonché durante le gare organizzate da altre società dilettantistiche”.

 

Ma il problema vero sono gli allenamenti.

 

Il decreto Balduzzi (decreto 24.04.2013) non viene abrogato. Detta disposizione contiene, come allegato, le c.d. “Linee guida sulla dotazione e l'utilizzo di defibrillatori semiautomatici”. Al punto 4.2 si legge testualmente: “La presenza di una persona formata all'utilizzo del defibrillatore deve essere garantita nel corso delle gare e degli allenamenti..”

 

PERSONALE DEBITAMENTE FORMATO

 

Quale titolo abilitativo premette di potere utilizzare il defibrillatore?

  • il c.d. Brevetto BLSD (Basic Life Support Defibrillation).
  • Ma in comma 7 dell'art. 5 del decreto del 2013, nella sua seconda parte, testualmente riporta: “ Il Coni, nell'ambito della propria autonomia, adotta protocolli di pronto soccorso sportivo defibrillato (PSSD) della Federazione Medico Sportiva”. Pertanto sembra che il Coni sia stato delegato ad individuare, per le proprie specifiche attività, quale sia il livello formativo minimo previsto per gli addetti al salvavita.

 

Con la circolare Coni del 4 luglio 2017 viene riportato che per persona debitamente formata all'utilizzo del dispositivo al fine del rispetto della norma si dovrà: “fare riferimento a quanto previsto dall'art. 5 comma sette del decreto ministeriale 24 aprile 2013”.

 
 

 

 

 

Di conseguenza potrebbe “non essere sufficiente” avere nel impianto una persona che abbia fatto solo il corso BLSD.

 

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